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Per una scienza umana di Internet
Gloria Origgi


 Moderators: Olivier Foury, Gloria Origgi
  Internet è una rivoluzione culturale e cognitiva profonda, che ha cambiato la nostra vita quotidiana, le nostre pratiche di ricerca e che sta modificando i contenuti stessi della ricerca. Questa trasformazione maggiore, sotto gli occhi di tutti, stenta a trovare lo spazio che meriterebbe nella ricerca scientifica contemporanea, anche in quelle aree, come la scienza cognitiva o l’intelligenza artificiale, che per vocazione indagano i rapporti tra sistemi artificiali e sistemi naturali di trattamento dell’informazione. Se si esclude qualche caso isolato , il dibattito « colto » nella filosofia e nella scienza cognitiva contemporanea non ha ancora fatto di Internet un suo oggetto di riflessione ben stabilito. Il risultato è che l’analisi di un fenomeno di quest’ampiezza si trova troppo spesso nelle mani di tecnici o di guru improvvisati. Questo articolo ha un doppio scopo. Da un lato, vuole essere un articolo programmatico su come la ricerca in scienza cognitiva e la ricerca sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione possono interagire per comprendere il fenomeno di Internet. Dall’altro lato, vuole discutere alcune esperienze di « terreno », ossia i convegni virtuali, come esempio di interazione riuscita tra scienze umane e nuove tecnologie. Vorrei affrontare la questione del rapporto tra la ricerca in scienza cognitiva e le nuove tecnologie esplorando due possibili direzioni di interazione : 1. Da un lato, come l’avvento di Internet modifica le nostre pratiche cognitive e culturali 2. Dall’altro quali strumenti della ricerca in scienza cognitiva possono essere utili per comprendere Internet Presenterò alcune riflessioni su entrambe le direzioni di indagine possibili per poi concludere il mio intervento con un’analisi delle esperienze pratiche di ricerca a comunicazione culturale che ho realizzato in questi ultimi anni. 1. Come Internet modifica le nostre pratiche cognitive e culturali 1.1. Una nuova cultura ? Internet è una geografia complessa di tecnologie dell’informazione, networking, contenuti multimediali e telecomunicazioni. Questa alleanza potente di differenti tecnologie ha implicazioni tecnologiche, sociali, economiche e culturali. In questo articolo vorrei focalizzare la mia attenzione sul significato culturale del fenomeno Internet, che considero l’aspetto più centrale del cambiamento che stiamo vivendo e forse quello che meno ha attirato l’attenzione del largo pubblico. Infatti, dai successi e fallimenti della nuova economia, (cfr. per esempio l’antologia curata da Le Cercle des économistes : Espérances et menaces de la nouvelle économie) alle utopie e le critiche della nuova sociétà planetaria (si veda, per le utopie Pierre Lévi : World Philosophie, e per le critiche, Philippe Bréton : La société manipulée) le analisi sull’impatto di Internet sulla società si sono succedute allo stesso ritmo in cui si succedevano ascese e rovine degli attori di questo nuovo fenomeno. Nonostante questo, trovo che l’impatto indelebile e profondo che Internet ha già avuto sulla cultura, sulla memoria e sulla trasmissione culturale non è stato sufficientemente analizzato nel dettaglio, e merita un’attenzione addirittura maggiore: forse Internet non cambierà né la società né l’economia così come si poteva pensare ai suoi esordi; ma sicuramente modificherà per sempre il nostro rapporto con la conoscenza e con la memoria culturale, così come accadde nelle due grandi rivoluzioni culturali precedenti a questa, ossia l’introduzione della scrittura e l’introduzione della stampa. Negli ultimi anni, Internet è stato spesso paragonato a una nuova lingua o a una nuova cultura. In questa sezione vorrei discutere in che senso questi paragoni possono essere indagati in una prospettiva di ricerca e in che senso essi possono aiutare a comprendere questo fenomeno meglio di quanto non possano fare molte delle riflessioni economiche o sociologiche. Sicuramente, dal punto di vista storico, Internet è una rivoluzione culturale prima di essere una rivoluzione economica o sociale. I « mattoni » costitutivi di Internet (computer networking, posta elettronica, World Wide Web) si sono sviluppati indipendentemente da considerazioni economiche, in ambienti legati alla difesa o alla ricerca scientifica. E questo spiega perché sia stato così difficile finora trovare un modello economico per gli scambi e le comunicazioni su Internet. Internet si sviluppa come una lingua, che non è qualcosa che si può vendere o comperare, ma il cui possesso può dare indirettamente dei vantaggi economici o sociali. Cercare dei modelli economici per l’uso di Internet è come cercare dei modelli economici per l’uso dell’italiano. Certo, l’apprendimento dell’italiano comporta anche aspetti economici e istituzionali, ma non è « l’italiano » in quanto tale che si vende o si compra. Mi sembra quindi interessante precisare in che senso si può parlare di Internet come di una nuova cultura. Internet è una nuova cultura perché mette a disposizione : 1. nuovi mezzi di iscrizione dell’informazione 2. nuovi mezzi di accesso all’informazione 3. nuovi mezzi di recupero dell’informazione 4. nuovi oggetti culturali Cercherò di analizzare questi quattro aspetti della nuova cultura di Internet adottando una prospettiva particolare sulla cultura, una prospettiva che tenga conto dei processi cognitivi. 1.2. Cultura e cognizione L’antropologia cognitiva e la modellizzazione in cognizione distribuita ci aiutano a ripensare i rapporti tra cultura e cognizione in una direzione che è particolarmente feconda per esplorare le nuove tecnologie. Secondo l’antropologo Edwin Hutchins, per esempio « la cultura non è una raccolta di cose, tangibili o astratte, ma è un processo. E’ un processo cognitivo umano che avviene dentro e fuori le menti delle persone […] E’ un processo adattativo che accumula soluzioni parziali a problemi incontrati di frequente » . Questo approccio alla cultura, che prende in considerazione i processi cognitivi, permette, da un lato, di ripensare la cultura come un processo cognitivo distribuito, e dall’altro di ripensare la cognizione come un’attività distribuita all’interno dei membri di una cultura. In questa prospettiva, una tradizionale distinzione in scienza cognitiva tra mente individuale e cultura come contesto ambientale circostante si dissolve: i processi cognitivi si realizzano distribuendosi su una serie di supporti differenti, interni ed esterni: alcune rappresentazioni mentali, interne agli individui, attive nelle inferenze e nei ragionamenti, sono chiaramente « pezzi » di cultura (per esempio le tabelline, o i proverbi); alcune produzioni culturali , esterne agli individui, esistono solo in quanto supporti alla risoluzione di un problema cognitivo (per esempio, un nodo a un fazzoletto o un pallottolliere). Come sostiene Hutchins, la cultura accumula soluzioni parziali a problemi cognitivi incontrati di frequente (come ricordare un ordine, calcolare una quantità, scaricare all’esterno il carico cognitivo di un « pezzo di informazione » nella memoria a breve termine, etc…). Le soluzioni che hanno successo si diffondono, vengono comunicate, diventano la « cultura » di un gruppo, e si stabilizzano da una generazione all’altra. Per riassumere questo processo con uno slogan di Dan Sperber : la cultura è il precipitato della cognizione e della comunicazione in una popolazione umana . 1.3. Cultura e memoria : scrittura, stampa e nuove tecnologie Adottando questa prospettiva, possiamo vedere la cultura come la memoria distribuita e durevole di una società. Le rivoluzioni culturali maggiori nella storia della cultura hanno un impatto sulla distribuzione della memoria. Internet è una di queste rivoluzioni. Vediamo ora in che senso. Internet è stato spesso paragonato all’invenzione della scrittura o a quella della stampa. I due paragoni sono entrambi legittimi. La scrittura, introdotta alla fine del IV millennio in Mesopotamia, è un dispositivo di memoria esterna, che permette una riorganizzazione della vita intellettuale e una strutturazione del pensiero impossibili nella civiltà orale. Con l’introduzione della scrittura, una parte della nostra cognizione « lascia » il cervello per distribuirsi su supporti esterni. La rappresentazione visuale del sapere di una società permette di ri-organizzare questo sapere in modo più utile, più ‘logico’, attraverso, per esempio, l’uso di liste, tavole, alberi genealogici, e di stabilizzarlo da una generazione all’altra . Non solo: ma la nascita di caste di « gestori » della memoria culturale, come gli scribi, gli astrologi, i bibliotecari, permette un’organizzazione della meta-memoria, ossia dell’insieme dei processi di accesso e di recupero della memoria culturale . La stampa, introdotta nella nostra cultura nel XV secolo, ridistribuisce la memoria culturale, cambiando la configurazione della « piramide informazionale » di diffusione del sapere. In che senso Internet è una rivoluzione paragonabile all’invenzione della scrittura e della stampa ? In continuità con queste due rivoluzioni precedenti, Internet accresce l’efficacia dell’iscrizione, del recupero, della riproduzione e della distribuzione della memoria culturale. Come la scrittura, Internet è un dispositivo di memoria esterna, anche se un dispositivo differente, « attivo », rispetto alla passività dello scritto. Come la stampa, Internet è un dispositivo di ridistribuzione della memoria nella popolazione, anche se un dispositivo nuovo, che modifica crucialmente costi e tempi della distribuzione. Ma a differenza della scrittura e della stampa, Internet provoca un cambiamento radicale nelle condizioni di accesso e di recupero della memoria culturale, introducendo nuovi dispositivi di gestione della meta-memoria, ossia dei processi di accesso e di recupero della memoria. La cultura consiste in gran parte nella concezione, organizzazione e istituzionalizzazione di una meta-memoria efficiente, ossia di un sistema di regole, di pratiche e di rappresentazioni che ci permettono di orientarci nella memoria collettiva in modo utile. Una buona percentuale della nostra educazione scolastica consiste nell’interiorizzare sistemi di meta-memoria selezionati dalla nostra particolare cultura. Sarà per esempio importante conoscere i rudimenti della retorica per poter « collocare » rapidamente un verso poetico in uno stile, e quindi in un’epoca e poterlo così recuperare in modo efficiente all’interno del patrimonio letterario italiano. Con l’avvento di tecnologie che automatizzano le funzioni di accesso e di recupero della memoria, come i motori di ricerca e i sistemi di knowledge management, la meta-memoria diventa anch’essa parte della memoria esterna: una funzione cognitiva, così centrale nell’organizzazione culturale delle società umane, viene automatizzata. Un altro « pezzo » di cognizione esce dal nostro cervello per realizzarsi tramite supporti esterni. Per riprendere l’esempio sopra, se ho in mente un pezzo di un verso di una poesia, diciamo : « Guido, i’ vorrei… » e non ricordo né l’autore, né l’epoca, né sono in grado di collocare lo stile, oggi posso semplicemente scrivere il verso nel campo di testo di un motore di ricerca e guardare i risultati. La combinazione altamente improbabile delle parole in un verso permette una selezione sufficientemente pertinente dell’informazione che fa risalire tra le prime risposte la poesia da cui il verso è tratto (la mia ricerca su Google di questo pezzo di verso ha dato come risultato 30 risposte, di cui le prime dieci contenevano il testo completo della poesia tratta dalle Rime di Dante). Dunque, non solo la mente può scaricare la funzione di conservazione di pezzi di informazione all’esterno, cosa resa possibile dall’esistenza di un dispositivo di memoria esterna passiva come la scrittura, ma può scaricare anche una funzione più complessa e cruciale perché la conservazione dei dati sia efficiente, ossia la funzione di meta-memoria. Nonostante tutte le limitazioni degli attuali motori di ricerca e i « bias » nella selezione dei risultati che dipendono da strategie commerciali, possediamo oggi una nuova tecnologia che automatizza una funzione importante del nostro pensiero, una funzione intorno alla quale si sono accumulate e stabilizzate una gran parte delle nostre istituzioni culturali. Per riassumere, Internet è una rivoluzione culturale perché accresce le nostre possibilità di iscrizione dell’informazione attraverso una memoria esterna interattiva, modifica la distribuzione della memoria culturale, e crea nuovi strumenti di accesso e recupero dell’informazione, automatizzando così la funzione cognitiva della meta-memoria. 1 .4. Cultura e comunicazione: i nuovi oggetti culturali Come ogni rivoluzione culturale, Internet cambia le nostre pratiche cognitive non solo trasformando i mezzi di trattamento dell’informazione, ma anche trasformandone i contenuti. Per comprendere in che termini l’introduzione della scrittura cambia le modalità stesse del pensiero, Jack Goody insiste sul ruolo dell’introduzione di nuovi oggetti culturali, come le liste, le tavole, il cui uso non fu immediatamente « comunicativo », ma, in un primo tempo, classificatorio e organizzativo. Le più antiche tavolette di argilla trovate in Mesopotamia, in particolare nella città di Uruk (3200-3100 AC) sono registrazioni di atti commerciali o elenchi di beni. Per circa settecento anni, la scrittura serve solo a questo scopo: verso il 2500 AC si aggiungono tavole a scopo educativo, principalmente incisioni di simboli per apprendere la lettura e la scrittura agli scribi. L’introduzione di questi nuovi oggetti culturali cambia le pratiche cognitive, la rappresentazione del mondo circostante e di sé stessi. La possibilità di visualizzazione del linguaggio permette una riclassificazione delle principali attività, come il commercio, la semina, il passare del tempo (l’introduzione di calendari determina la transizione da società con una rappresentazione ciclica del tempo a società con una rappresentazione lineare del tempo ). Come la scrittura, Internet introduce nuovi oggetti culturali che modificano l’organizzazione della nostra conoscenza e le nostre pratiche comunicative. Per esempio, le pagine web personali costituiscono da un lato un fenomeno completamente originale, reso possibile dal World Wide Web, e dal’altro un uso « inaspettato » di Internet, che soddisfa una funzione sociale e culturale alla realizzazione della quale non sembrava destinata la complicata alleanza di tecnologie di Internet. Come le tavolette mesopotamiche riorganizzano la rappresentazione e la classificazione degli scambi sociali, così le pagine web personali soddisfano una funzione di « riorganizzazione » della rappresentazione e della presentazione di sé stessi. Solo Geocities, il servizio di Yahoo di costruzione e pubblicazione di pagine web, ospita centinaia di migliaia di pagine web personali in tutto il mondo. I contenuti di queste pagine sono vari, dalla pura registrazione della vita quotidiana di una famiglia, con l’album di foto personali, le ricette tipiche della casa, i viaggi, le nuove nascite, alla presentazione più personale dei propri interessi - una raccolta di poesie, la canzone preferita, il quadro preferito - o ancora alla dimostrazione dei propri talenti di scrittori, artisti, fotografi, etc. Questo nuovo fenomeno presenta un interesse particolare per chi è attento alla pragmatica della comunicazione: in ogni atto di comunicazione, un’informazione deve subire un trattamento cognitivo e retorico per poter passare da uno statuto « privato », personale, a uno statuto pubblico. Il messaggio ufficiale, pubblico si presenta in un certo formato, che sancise la sua natura di informazione condivisibile. Ora, lo stesso formato informazionale, la pagina web, può contenere informazione assolutamente privata, che non ha subito nessun trattamento per essere « messa in forma » pubblica, e informazione pubblica. In un sito di una famiglia americana del Middle West ho trovato pubblicate le ecografie dei primi mesi di gravidanza di una signora, un tipo di informazione che la proprietaria ha ovviamente il diritto di mettere a disposizione degli altri, ma che stentiamo a riconoscere come « pubblica » solo per il fatto di essere stata resa condivisibile. Esiste un’ambiguità nell’uso della parola « pubblico »: da un lato ciò che è pubblico è ciò che concerne una collettività (e in questo caso un’ecografia non può essere considerata un’informazione pubblica, a meno che non abbia un particolare interesse come documento di comunicazione scientifica); dall’altro lato ciò che è pubblico è ciò che è accessibile a tutti: (se chiunque ha potenzialmente accesso all’ecografia della signora del Midwest, in questo secondo senso si tratta di un pezzo di informazione pubblica). Si potrebbe obbiettare alla pretesa novità di questo uso pubblico di informazione privata che in realtà anche nei mass media tradizionali questi due piani vengono già ampiamente confusi. Sempre più spesso ci vengono proposte trasmissioni televisive il cui unico scopo è mettere davanti al pubblico i fatti privati di un individuo o di una famiglia. Dal punto di vista pragmatico però, trasmissioni di questo tipo usano un formato che l’utente sa ben distinguere dalla trasmissione che comunica i contenuti « ufficiali », quelli pubblici nel primo senso (telegiornale, documentario). Nel caso di Internet, questa distinzione diventa sottile, dato che il formato che viene impiegato per i due tipi di comunicazione, ossia la pagina web, è lo stesso. Inoltre, una pagina web è un supporto informazionale che può contenere elementi interattivi, che spesso sono utilizzati anche in pagine personali rudimentali (funzionalità come il link al proprio indirizzo di posta elettronica per essere contattati, il counter, il dispositivo di ricerca sul sito, i formulari). L’aggiunta di elementi interattivi permette un riposizionamento degli utenti nel « framework di partecipazione » dell’evento comunicativo, per usare un’espressione del sociologo Erwin Goffmann , ossia nella distribuzione dello statuto di partecipazione tra coloro che hanno accesso all’evento comunicativo. Inoltre, la fabbricazione « artigianale » delle pagine personali, i cui costruttori usufruiscono spesso degli strumenti messi a disposizione dal sito stesso che ospiterà la pagina, o di software facilmente reperibile come AdobeGoLive, FrontPage o DreamWeaver, rende questi oggetti culturali particolarmente interessanti a questo stadio dell’evoluzione tecnologica di Internet, così come le antiche tavolette lo sono per gli archeologi. Si può prevedere che queste pagine saranno nel futuro sostituite quasi completamente da formati standardizzati, più facili da usare, e probabilmente meno flessibili in termini di espressione personale. Per ora, esse contengono una fonte ricchissima di « indizi » sul comportamento comunicativo dei loro proprietari, le loro « unwitting moves », per restare nel vocabolario di Goffmann - ossia quei comportamenti osservabili dagli altri, ma non intenzionalmente comunicativi - i loro rituali di presentazione davanti a un pubblico potenzialmente universale. L’analisi dei nuovi oggetti culturali, di cui le pagine personali non sono che un esempio, può contribuire a un’interpretazione della rivoluzione di Internet che renda conto di un livello « micro » nella comprensione della riorganizzazione dell’informazione resa possibile da questa nuova tecnologia. 2. Quali strumenti della scienza cognitiva possono aiutarci a comprendere Internet Vorrei ora passare alla seconda direzione della mia indagine e isolare qualche strumento concettuale di cui si serve la scienza cognitiva che può essere utile per comprendere le nuove tecnologie. 2.1. Internet come artefatto cognitivo Un artefatto cognitivo è un oggetto fabbricato o una configurazione del mondo fisico o sociale intorno a noi che ci permette di realizzare meglio o di realizzare in modo diverso una funzione cognitiva . Esempi di artefatti cognitivi sono un nodo al fazzoletto, una lista della spesa, una coda davanti a un cinema per ricordare un ordine, una calcolatrice, una costellazione. Lo psicologo cognitivo Donald Norman estende la nozione di artefatto cognitivo anche a rappresentazioni mentali come i proverbi, le tabelline, etc. ossia a quei « pezzi » di cultura interiorizzati che hanno una funzione cognitiva (migliorare la memorabilità di un’informazione, velocizzare un calcolo). Come sottolinea Hutchins, più che un insieme di oggetti, gli artefatti cognitvi costituiscono un insieme di processi che producono effetti cognitivi attraverso l’interazione di strutture e di supporti differenti. Per esempio, l’introduzione della scrittura e degli oggetti culturali che essa porta con sé consiste in un insieme di artefatti che, come abbiamo visto, modificano varie funzioni cognitive, come la memoria, ma anche la classificazione, la categorizzazione e il calcolo. Gli esseri umani fanno un uso opportunistico delle strutture, artificiali o naturali, che li circondano. Un artefatto cognitivo può quindi essere usato, se si tratta di una struttura fabbricata, come previsto nell’intenzione di chi l’ha progettato, oppure può essere sfruttato per altri scopi, perché si è rivelato opportunisticamente utile a risolvere problemi cognitivi non previsti dal progettista. Questa nozione « estesa » di artefatto cognitivo, che prende in considerazione strutture complesse artificiali, fisiche e sociali, può essere utile alla lettura di Internet come artefatto. Internet è un artefatto cognitivo complesso : è una struttura distribuita che ha due componenti principali : 1. è una memoria esterna pressoché illimitata 2. è un mezzo di comunicazione interattivo con una potente capacità relazionale Data la complessità dell’alleanza di tecnologie che stanno alla base della geografia di Internet, non esiste un unico progetto di questo artefatto così complesso che ne determina gli usi possibili. Le opportunità di azione e di interazione che Internet ci rende possibili ne stabilizzano certi usi non sempre prevedibili (come abbiamo visto nel caso delle pagine personali). 2.2. Artefatti cognitivi e affordances La nozione di affordance, introdotta da James Gibson , descrive la relazione reciproca tra un organismo e l’ambiente circostante. Un’affordance è una risorsa che l’ambiente « offre » all’organismo che possiede i sistemi cognitivi appropriati per coglierla. E’ un « invito » dell’ambiente ad essere sfruttato in una certa direzione. La nozione è stata ripresa nell’ambito dell’ergonomia cognitiva, soprattutto da Donald Norman , per spiegare quali sono gli inviti, i suggerimenti d’uso, alla base dell’interazione tra un artefatto cognitivo e i suoi utilizzatori. Ogni artefatto avrà un certo numero di affordances che dipendono dalle intenzioni del progettista (nel caso si tratti di un artefatto cognitivo progettato) e altre che dipendono dalla contingenza storica e culturale in cui l’artefatto è stato costruito (il materiale di cui è composto, la sua forma fisica, la sua configurazione astratta). Quali sono le affordances di Internet ? Come ho detto sopra, Internet è un artefatto con due componenti principali, una mnemonica e l’altra relazionale. Nell’interazione con Internet, noi sfruttiamo le sue affordances mnemoniche e relazionali, ossia: 1. Ricerchiamo informazioni 2. Ci aspettiamo che i contenuti che cerchiamo ci vengano comunicati in una forma per noi pertinente, come farebbe un agente al quale chiediamo un’informazione L’affordance mnemonica di Internet, l’invito ad essere usato come deposito di informazione, vincola i contenuti possibili che hanno successo sulla rete. Per esempio, il fenomeno, ben studiato dagli esperti di usabilità, della « banner blindness » ossia della non percezione da parte degli utenti dei banner pubblicitari presenti sulle pagine web, potrebbe essere spiegato dai vincoli posti da questa specifica affordance del web. L’affordance relazionale di Internet sollecita le nostre capacità di attribuzione di intenzionalità. Come è stato mostrato da molti studi cognitivi, gli esseri umani hanno una capacità spontanea di attribuire intenzionalità , ossia di interpretare il mondo circostante in termini di intenzioni, credenze, desideri. I sistemi che sollecitano questa nostra capacità spontanea, spesso indicata con il nome di Folk Psychology, o Teoria della mente non sono necessariamente sollecitati da stimoli antropomorfi, anche se l’evoluzione di una competenza di questo genere è verosimilmente frutto di una pressione selettiva per leggere il comportamento dei nostri conspecifici. In realtà le configurazioni informazionali che soddisfano le condizioni di input ai nostri sistemi di attribuzione di intenzionalità possono essere molto diverse dalla configurazione informazionale di un essere umano. I paradigmi sperimentali messi a punto per studiare la mentalizzazione spontanea degli esseri umani presentano ai soggetti stimoli altamente astratti, deprivati di qualsiasi riferimento all’agente umano. Per esempio, in una serie di studi recenti, Fulvia Castelli, Uta Frith, Chris Frith e Francesca Happé hanno presentato un paradigma sperimentale basato sull’animazione di due triangoli che eseguono una serie di movimenti nello spazio. Sono state misurate le risposte verbali e le risposte neurologiche di soggetti normali e di soggetti autistici. I soggetti normali attribuiscono spontaneamente ai due triangoli interazioni intenzionali complesse come voler sorprendere l’altro, nascondersi, litigare, etc. Solo i soggetti affetti da autismo, ossia da un deficit specifico nella mentalizzazione, vedono l’interazione tra i due triangoli come semplice movimento casuale. Internet è un tipo di configurazione informazionale che sollecita la nostra risposta di mentalizzazione. In ogni interazione con il sistema attribuiamo intenzionalità e ci aspettiamo che il sistema reagisca con la stessa pertinenza con cui reagirebbe un agente umano (ovvero « aggiustando » la sua risposta alla nostra richiesta) . L’intenzionalità percepita del sistema è una proprietà distribuita nella geografia complessa di Internet. Ciò può aiutare a spiegare il successo di certi tipi di formati di comunicazione su Internet e l’insuccesso di altri. Per esempio, un formato molto standard di sito web che sfrutta in modo appropriato entrambe le affordances che ho cercato di mettere in luce è costituito dai siti di « comunità », che permettono a utenti con un interesse o con un problema specifico di condividere un database di informazioni con persone simili e di comunicare con loro (per esempio, il sito degli appassionati di mountain bike, o di coloro che soffrono di ipertensione). Questo tipo di design sfrutta solitamente al meglio le affordances del sistema, permettendo da un lato la ricerca di informazione pertinente, e dall’altro l’interazione tra persone motivate. Inoltre, questi siti offrono un’integrazione particolarmente utile di queste due proprietà, grazie alla messa a disposizione di forum: nei forum tipicamente le persone si scambiano messaggi su un contenuto specifico: ma a differenza di una lista e-mail, sul sito web la traccia dell’interazione comunicativa resta presente e può servire da informazione a un nuovo utente. Molto spesso i forum comprendono una ricca popolazione di partecipanti « passivi » che leggono regolarmente i messaggi per informarsi e non per interagire, così come in alcuni contesti reali possiamo entrare in contatto con altri agenti non per comunicare, ma semplicemente per informarci (nel caso per esempio, di una richiesta di informazioni su un orario, o dell’ascolto di una lezione scolastica). Con questi esempi voglio solo suggerire una direzione di ricerca che mi sembra feconda: l’analisi del fenomeno Internet alla luce di nozioni e di strumenti concettuali sviluppati nella scienza cognitiva. 3. Scienze umane in rete : le esperienze 3.1. L’idea di convegno virtuale Dal tipo di riflessioni programmatiche che ho cercato di riassumere sopra, è nata Euro-edu, un’associazione di ricercatori in scienze umane per sviluppare progetti di ricerca/azione sulla comunicazione scientifica in rete. Il nostro obbiettivo è di mettere in pratica la nostra esperienza nelle scienze umane e nell’organizzazione della ricerca da un lato per poter meglio sfruttare le potenzialità di Internet nel nostro lavoro, dall’altro per produrre “artefatti cognitivi” pensati espressamente per la ricerca in scienze umane, che possano contribuire all’inevitabile cambiamento delle modalità di ricerca già in corso. En particulier, nous pensons que l’usage du World Wide Web dans le domaine des sciences humaines est encore à un stade très primitif. La plupart des institutions de recherche utilisent leur sites Web comme des brochures d’information, qui affichent des informations pratiques, parfois un peu d’histoire de l’institution, la liste du personnel, des équipes de recherche, le point sur les recherche en cours, etc. Le site Web est ainsi vécu comme un lieu d’information et non pas comme un lieu d’interaction avec les autres chercheurs et le public potentiel. Et même en ce qui concerne l’usage purement informatif du Web, l’organisation de l’information est très souvent laissée à l’initiative personnelle. Les pages perso des chercheurs sont parfois plus riches que leurs pages institutionnelles, s’il y en a – ce qui n’est pas encore toujours le cas. Si l’e-mail est devenu très vite un outil essentiel dans la vie du chercheur, et si la recherche de références et d’informations sur l’Internet est une pratique bien intégrée, le potentiel communicatif des sites Web est très largement sous-exploité, ainsi que leur plasticité dans la gestion des différents formats textuels, de l’article scientifique à la conférence, de l’édition en ligne à l’archivage des travaux. En plus, la communauté de chercheurs utilise l’Internet depuis longtemps, bien avant l’explosion commerciale de la nouvelle économie et la multiplication des sites Web : les listes, les newsgroups, le protocole de transfert ftp permettent, depuis l’essor de l’Internet, un échange scientifique considérable ainsi que la transmission, le partage et l’archivage des articles de recherche. Dans ce cadre, les sites Web sont très souvent perçus comme un outil de simple décor, qui n’ajoute rien à l’échange d’information et qui relève plus de l’activité commerciale que de l’activité de recherche. Notre propos c’est de contribuer à changer cet état des choses. Le Web est un mélange unique d'informatique, de travail en réseau, de télécommunication et de contenus multimédias. Il requiert un effort nouveau de réflexion sur les usages et sur les formats de l’information, une réflexion qui ne peut pas être menée au niveau théorique seulement et non plus au niveau technique seulement. La compréhension des exigences de la recherche et de la culture en général sur le Web dépasse les compétences de chacun de nous et appelle à des nouvelles formes de travail d’équipe et d’action. La nostra ricerca/azione si è focalizzata su una pratica culturale ben stabilita nella comunicazione scientifica, ossia quella del convegno di ricerca. Ci sembrava infatti che questa pratica culturale potesse dare degli spunti di riflessione interessanti sulla comunicazione scientifica in rete, date alcune delle sue caratteristiche di fondo : • Un convegno consiste di un certo numero di testi preparati e presentati pubblicamente da un panel di conferenzieri. • Ogni sessione di un convegno prevede normalmente un conferenziare e uno o più discusssant, che hanno talvolta già letto una prima versione del testo presentato e possono commentare in modo informato. • Dopo i commenti dei discussant, o prima a seconda dei casi, il pubblico in sala può fare domande. • I conferenzieri, i discussant e il pubblico condividono soprattutto un interesse comune, uno scopo di ricerca che è la ragion d'essere stessa della loro co-presenza nello stesso luogo. • Come ogni esperienza altamente interattiva, un convegno sarà riuscito se, oltre la qualità (indispensabile) dei testi, le interazioni tra partecipanti e pubblico sono dinamiche e di buona qualità. Idealmente, esse dovrebbero permettere l'acquisizione di nuove informazioni e di nuove prospettive. Un convegno è anche l'occasione di incontrare persone con le quali si condividono interessi di ricerca. Si torna soddisfatti da un convegno se ha permesso nuovi incontri, ispirato nuove idee o nuovi progetti di ricerca. • La partecipazione fisica a un convegno non è sempre evidente: non tutti possono spostarsi facilmente ovunque. Gli studenti che non possono essere rimborsati dalle loro istituzioni, le donne con bambini piccoli, le persone che abitano troppo lontano o in paesi poveri hanno ancora più difficoltà. Internet offre la possibilità di realizzare un convegno che corrisponde a questa descrizione. Come ho cercato di illustrare nella sezione (2) di questo articolo, Internet è insieme uno strumento di informazione e di interazione. Ma è soprattutto lo strumento che permette una nuova alleanza tra informazione e interazione: su Internet, infatti, le interazioni lasciano una traccia nella memoria collettiva. Il discorso orale non lascia una traccia precisa, e la sua registrazione lascia una traccia che non è interattiva. Con Internet, l'informazione diventa contemporaneamente traccia reperibile ed elemento dinamico. Internet sembra avere tutte le caratteristiche per prestarsi perfettamente al formato del convegno e la nostra convinzione è che può migliorarne molte funzionalità. • I partecipanti possono leggere il testo al loro ritmo. Qualche disfunzione nella voce o un calo di attenzione non pregiudicano la comprensione dell'intervento. • Gli interventi sono più soppesati: i partecipanti si rileggono prima di spedire un messaggio e possono a volte correggere il tono di un intervento troppo emotivo, o riformulare una domanda difficile da comprendere. • La natura effimera dei dibattiti in un convegno è superata: ogni intervento resta visibile, accessibile per discussioni future o semplicemente per informazione al lettore. • La dimensione internazionale del convegno è facilmente amplificata. • Gli studenti timidi, le persone che hanno difficoltà ad esprimersi ad alta voce o in una lingua straniera possono trovare il modo di parlare in pubblico, senza l'imbarazzo della "diretta" in sala. 3.2. Text-e Così è nata la nostra prima esperienza di convegno virtuale : www.text-e.org . Il convegno è stato realizzato da un’équipe molto eterogenea : un gruppo di ricercatori in scienze umane, un’équipe della Bibliothèque Publique d’Information del Centre Pompidou a Parigi e una start up, GiantChair, che si occupa di diffusione di contenuti editoriali digitali. Dato che l'argomento selezionato era la trasformazione della scrittura grazie alle nuove tecnologie, il convegno virtuale è stato allo stesso tempo lo strumento con cui discutere questo tema e l'oggetto stesso della discussione. Nous avons invité dix auteurs provenant de milieux d’écriture très différents, du journalisme à l’histoire, de la philosophie aux sciences cognitives, à nous apporter leur réflexion sur ce que l’Internet avait changé et allait changer dans les différents domaines de l’écriture. Nous les avons convaincus à se servir de l’Internet pour discuter leur textes, et avons sollicité d’autres intellectuels à réagir sur le site. Nous avons mis à disposition du public chaque texte en trois versions, anglais, français et italien, et dans trois formats différents, parmi lesquels un format eBook. Chaque texte reste donc disponible sur le site dans neuf « incarnations virtuelles » différentes : un effort rendu possible par notre sponsor, la société GiantChair, qui a réalisé le site et a mis a disposition son savoir-faire en matière d’e-Book. Nous avons suivi et modéré les débats ouverts au grand public au long des cinq mois de la durée du colloque. Le résultat est text-e : un ensemble de textes de formats divers qui réalisent une pratique sociale et culturelle, celle du colloque, à certains égards en la retraçant, à d'autres en la réinventant ; un objet nouveau, un hybride culturel, que chaque intervention modifiait de façon autoréférentielle. Tous ceux qui ont participé à cette expérience ont été à la fois acteurs et observateurs du changement, qui se réalisait sous nos yeux, d’une pratique culturelle grâce à l’Internet. Une moyenne de 3 500 personnes s’est connectée régulièrement tous les quinze jours pour lire un nouveau texte. Le site a reçu plus de 100000 visites, 780 personnes se sont inscrites pour pouvoir participer aux débats, et presque 5000 ont téléchargé des eBook pour un total d’environ 15000 livrets électroniques téléchargés. Les débats archivés contiennent 628 commentaires et questions envoyés par les débatteurs invités, les conférenciers et tous les autres participants à text-e. Mais que racontent ces chiffres ? À quoi les comparer ? Au tirage d’un livre ? Au tirage d’une revue ? Au trafic de quels sites web ? La nouveauté de l’expérience rend le bilan difficile et stimulant. Néanmoins, cette expérience a clairement été un succès intellectuel : celui d’avoir réussi à marier une réflexion théorique à une pratique d’usage nouveau - une forme de présentation du discours sur l’Internet qui a permis un test immédiat des hypothèses avancées. 3.3. Il progetto www.interdisciplines.org Il successo di www.text-e.org ci ha incoraggiati ad approfondire l’esplorazione del formato del convegno virtuale sul Web, come modello possibile di pubblicazione interattiva nel dominio delle scienze umane. Il progetto successivo è una sorta di “generalizzazione” dell’idea di Text-e, ossia un artefatto pensato per la realizzazione di molteplici convegni virtuali : il sito www.interdisciplines.org su cui state leggendo questo testo proprio ora. La vocazione di www.interdisciplines.org è di diventare un sito di riferimento per la ricerca e la comunicazione in scienze umane, soprattutto per la discussione su temi interdisciplinari “di confine” che spesso fanno fatica a trovare lo spazio adeguato nei contesti istituzionali. Un punto di aggregazione per comunità di ricerca vivaci e ricche di scambi, ma sparpagliate nei quattro angoli del mondo e che stentano a trovare occasioni di riunione, o spazi adeguati di pubblicazione. Un vero e proprio “ibrido” che unisce alcune caratteristiche della pubblicazione periodica ad altre del “Centro Congressi” ad altre ancora del classico forum di discussione su Internet. L’ambizione principale del progetto è di esplorare delle forme ibride di aggregazione della ricerca e pubblicazione che siano proprie di Internet, andando al di là della semplice trasposizione delle forme tradizionali della comunicazione scientifica su questo nuovo media. Dai tempi del famoso articolo di Robert Darnton sul libro piramidale , le scienze umane non hano smesso di animare il dibattito sulle nuove possibilità di edizione e distribuzione offerte da Internet. Ma la maggior parte delle analisi, compresa quella di Darnton, partono dai formati pre-esistenti di pubblicazione scientifica, la monografia, la rivista accademica, e cercano di comprendere come questi formati si realizzeranno su Internet. La mia sensazione rispetto alla discussione su questi formati è che spesso è faticoso liberarsi del modello mentale “pre-Internet” che abbiamo di essi (si veda su questo punto la discussione sull’ontologia del libro che Roberto Casati propone in www.text-e.org) . E sono proprio queste pre-concettualizzazioni che spesso bloccano la libera riflessione su formati davvero nuovi di circolazione dell’informazione. Per esempio, l’enfasi sul contrasto tra stabilità di uno scritto stampato e volatilità di uno scritto digitale mi sembra basarsi su intuizioni ingenue che dipendono più da una cattiva abitudine mentale che dalla realtà delle cose. Sappiamo bene che non è la stampa, né la pubblicazione che rende stabile e reperibile un testo, ma la sua credibilità, l’autorevolezza di chi lo pubblica e il perdurare dell’investimento editoriale (per esempio, la volontà di aggiornare un’edizione o di produrre una nuova edizione). Un libraccio mal editato da una casa editrice minore scompare nel giro di qualche mese, e ritrovarlo nella biblioteca di un amico anni dopo non è un segno della sua stabilità. Lo stesso si sta producendo su Internet : un sito “stabile” è un sito che diventa un punto di riferimento perché offre dell’informazione ben lavorata, e non solo continuamente “aggiornata”, ma anche continuamente “curata”, riveduta, migliorata e adattata alle nuove esigenze del proprio pubblico. Ovviamente a questo si aggiungono caratteristiche proprie della credibilità dell’informazione sul web: per esempio, l’usabilità di un sito è un segno della sua autorevolezza. Nel progettare www.interdisciplines.org, l’attenzione all’usabilità è stata massima: la scelta di una grafica minimale, non invadente, la facilità nell’accessibilità dei testi, la facilità nella composizione dei messaggi. Il sito è stato progettato con un’attenzione massima alla facilità d’uso non solo dell’utente/lettore, ma anche dei diversi organizzatori dei convegni. Ogni nuovo convegno infatti, dopo approvazione da parte di un comitato scientifico, può essere gestito da un gruppo di ricerca con una relativa autonomia (si vedano per esempio, i due diversi progetti on line in questo momento : Art et Cognition et Les défis de la publication sur le Web). Il sito “dietro le quinte” (l’interfaccia amministratore) è altrettanto facile da usare del sito pubblico: l’organizzatore di un convegno particolare può moderare i messaggi solo per quel convegno, personalizzare la pagina del convegno (testi, e immagini), creare una bibliografia specifica per il convegno e comunicare con il sottoinsieme di utenti di interdisciplines.org che sono interessati solo al convegno in questione. Le URL di ogni singolo intervento sono state progettate in modo da essere facilmente riproducibili e indicizzabili, cosicché ogni partecipante che ha inviato un commento nel forum può fare riferimento al suo testo in altri testi, o bibliografie. Questo lavoro di riflessione e concettualizzazione delle pratiche culturali e di progettazione sul web non può essere realizzato che attraverso un lavoro di équipe che richiede competenze molto diverse. Noi ricercatori in scienze umane abbiamo lavorato fianco a fianco con i designers della società Gyoza che ha realizzato il sito scambiandoci un feed-back continuo tra la nostra esperienza di ricerca e la loro esperienza del Web. 3.4. Commenti : temporalità e interattività. La temporalità gioca un ruolo cruciale nel successo di un convegno virtuale. Il tempo è un ingrediente fondamentale di ogni formato di comunicazione, dal giornale, alla televisione, al settimanale come illustra bene l’intervento su text-e del giornalista francese Bruno Patino . Il ritmo di pubblicazione e i vincoli temporali entro i quali è possibile reagire a un dibattito permettono di mantenere alta la soglia dell'attenzione in un certo lasso di tempo. A chi infatti non è già successo di trovare un link interessante sul web, di aggiungerlo ai suoi Preferiti per non consultarlo che sei mesi dopo, se mai esiste ancora? Nei nostri convegni virtuali, i testi, una volta pubblicati per la discussione, restano leggibili sul Web, ma non sono più aperti alla discussione dopo un certo numero di giorni (quindici giorni in Text-e, variabile a seconda dei convegni su interdisciplines). Questo incoraggia i visitatori a leggere i testi appena sono disponibili per cercare di reagire nei tempi consentiti. La moderazione dei messaggi, la sollecitazione ai discussant di reagire, tutta l’interazione insomma a latere del web, è ciò che garantisce una discussione di qualità dopo la pubblicazione di ogni conferenza. Questo mostra come Internet non « inventa » l’interattività: semplicemente ne sollecita le aspettative, aspettative che vengono così spesso deluse proprio perché la pratica che si realizza grazie al sito non è una pratica di partenza interattiva. Questa distinzione è importante: l’interattività è una delle proprietà di cui più si è parlato per definire Internet in contrapposizione con altri media. Non è sempre chiaro però cosa si intende. Per esempio, quando si parla di design interattivo delle pagine web si fa riferimento alla possibilità tecnica di inserire elementi (come un formulario, un link,) che consentono all’utente di modificare lo stato del sistema globale (il sito e tutta la pratica, commerciale o comunicativa, che esso rappresenta). Per esempio: riempire e inviare un formulario provocherà una serie di conseguenze automatiche, come, in alcuni casi, l’invio di un e-mail al proprio indirizzo, o semplicemente l’aggiunta di un dato nel calcolo statistico degli utenti di un certo sito. Per ogni sito web si può quindi definire una « soglia di interattività », ossia il livello al quale le azioni dell’utente modificano lo stato del sistema. Nel caso del sito www.amazon.com, possiamo definire come soglia di interattività l’acquisto di un libro. Esiste un altro senso in cui si può parlare di interattività della rete, ossia riferendosi al suo potenziale di mettere in contatto le persone che condividono interessi e preferenze, o obbiettivi di ricerca. Per riprendere l’esempio di Amazon, possibilità di scrivere una recensione di un libro è una funzionalità interattiva in questo senso. Ovviamente, questa seconda possibilità di interattività dipenderà dai bisogni, dalle aspettative e dalle pratiche delle comunità chiamate a interagire. La comunità accademica, con la sua forte tradizione di comunicazione e l’abitudine ad usare il testo scritto per comunicare, era una comunità ideale per realizzare il potenziale interattivo di Internet. Ma, insisto, non è la semplice messa a disposizione di strumenti interattivi che crea l’interattività nel secondo senso che ho precisato. Per concludere, questo tipo di esperienze di progettazione di nuovi oggetti culturali, sono un esempio, tra i molti, di come l’integrazione tra la riflessione sulle pratiche cognitive e culturali e la riflessione sulle nuove tecnologie possa produrre nuovi formati che ci insegnano qualcosa sulla natura stessa di queste pratiche e sul loro modificarsi grazie alle mutazioni tecnologiche. Riferimenti bibliografici Broadbent, D., F. Cara [2002] « Le nuove architetture dell’informazione » on line sul sito : http://www.text-e.org Castelli, F. et al. [2000] “Movement and Mind : A Functional Imaging Study of Perception and Interpretation of Complex Intentional Movement Patterns” NeuroImage, pp. 314-325. Gibson, J. [1977] « The Theory of Affordances » in R. Shaw e J. Bransford (eds.) Perceiving, acting and Knowing, Wiley, New York, pp. 67-82. Gibson, J.[1979] An Ecological Approach to Visual Perception, Boston : Houghton Mifflin Goffmann, E. 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[2002]: « Pour une science humaine de l’Internet » conferenza invitata per la giornata inaugurale della Villa Média, Grénoble : Les nouveaux arts d’apprendre (14 febbraio) on line sul sito : http://www.canal-u.education.fr Origgi, G., Arikha, N. [2002] « Conclusioni », on line sul sito : http://www.text-e.org Patino, B. [2001]: « Trasmettere, reagire, ricordarsi : il giornalismo su Internet » on line sul sito http://www.text-e.org. Sperber, D. [1990]: « The epidemiology of beliefs » in C. Fraser, G. Gaskell (eds.) The social psychological study of widespread beliefs, Clarendon Press; tr. it. L’epidemiologia delle credenze,1994, Anabasi, Milano. Sperber, D. [1999] “Cognition, mémorie et culture”, in La Recherche, n.6, p. 24. Sperber, D. e Wilson, D. [1986] Relevance: communication and Cognition, Basil Blackwell Sperber [2002] « Verso una lettura senza scrittura? » on line sul sito www.text-e.org Thagard, p. [1997] “Collaborative Knowledge” in Nous, pp. 46-62.
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Alain Grumbach, Feb 25, 2003 11:30 UT
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Alain Grumbach, Feb 25, 2003 11:28 UT
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Jean-Michel Salaün, Jan 16, 2003 9:37 UT
 
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