| |
L’islam fondamentalista e teocratico è da tutti riconosciuto come la negazione della laicità, dell’autonomia della politica dalle confessioni religiose, a partire dalla quale sono nate le moderne democrazie liberali. A lungo ci si è illusi che l’attacco alla laicità venisse solo dall’«esterno» dell’Occidente, e facesse tutt’uno con un attacco alla civiltà occidentale, attacco di cui il terrorismo sarebbe la forma estrema. Ma non è più solo l’islam che sfida la visione laica della politica.
Papa Ratzinger rovescia l’assunto storico della laicità, come formulato dalla scuola di Grozio, secondo cui nella sfera pubblica bisogna comportarsi “etsi Deus non daretur”, nel suo opposto: Benedetto XVI pretende che in una democrazia, se si vuole evitare il tracollo nel nichilismo, ogni cittadino, anche se agnostico, scettico, ateo, deve comportarsi “sicuti Deus daretur”. Deve cioè impegnarsi perché la legge si adegui ai precetti della “morale naturale”, che coincidono poi con quelli della morale della Chiesa Cattolica Apostolica Romana.
Del resto, negli Stati Uniti numerose congregazioni riformate, spesso di recente radicamento, espansione e aggressiva vitalità, pretendono la stessa cosa: che diventi reato perseguibile penalmente ciò che esse considerano peccato. Ed è lo stesso Presidente degli Stati Uniti che dichiara di ricevere per illuminazione religiosa, direttamente da Gesù, le direttive essenziali per le sue decisioni politiche.
Questo rovesciamento della tradizione laica, questo ripudio del “etsi Deus non daretur”, non è dovuto anche alle ambiguità e incertezze con cui il principio di laicità è stato affermato sia in sede politica che in ambito culturale?
Solo in Francia e in Olanda, di fatto, a tale principio è stato dato seguito con sufficiente coerenza e rigore. E perfino in questi paesi viene oggi rimesso in discussione.
Negli Stati Uniti, infatti, cioè nella democrazia più potente del mondo, laicità non ha mai voluto dire il dovere di tenere Dio fuori dalla sfera pubblica, dalla argomentazione politica. Anzi. I politici di ogni tendenza si sono sempre richiamati a Dio. E si è pensato (o forse ci si è illusi) che la molteplicità concorrenziale e individualistica delle chiese, che alimentava una religiosità diffusa e onnipervasivo (anche nel discorso politico) costituisse un baluardo contro pretese confessionali e dogmatiche.
Eppure, la laicità è la rigorosa neutralità dello Stato rispetto a ciascun cittadino (quale che sia la sua religione o la sua non-religione) in tutti gli aspetti della vita pubblica. Ma come è possibile tale neutralità, se nella decisione politica si ammette Dio come argomento? Una volta ammessa tale presenza, infatti, non si tratta solo dei noti problemi (e antinomie che ne derivano): quale Dio? chi ne sarà l’interprete autorizzato? come risolvere il conflitto tra diverse e incompatibili “volontà di Dio”? Anche se tali problemi fossero risolvibili, resterebbe la discriminazione nei confronti del cittadino non-credente, ridotto a cittadino di serie B.
Allora, forse non è un caso che, accettata la presenza dell’argomento-Dio nella sfera pubblica, anziché il perdurare e il rafforzarsi di un’autolimitazione delle pretese mondane delle diverse confessioni, si assista ad una nuova ondata di moralismi e dogmatismi confessionali che pretendono di diventare norma cogente erga omnes (i cittadini diversamente credenti e quelli non credenti), cioè legge dello Stato.
Se si rinuncia all’ «etsi Deus non daretur», se nella argomentazione pubblica viene legittimata l’irruzione della “volontà di Dio”, allora sarà un argomento che un Dio è contro l’aborto, ma anche che un Dio è a favore della poligamia, e un Dio esige la mutilazione sessuale delle bambine, e un Dio considera inammissibili le trasfusioni di sangue… Fino al Dio, come sappiamo, che impone la lapidazione delle adultere. Se si rinuncia all’ «etsi Deus non daretur» nella sfera pubblica, insomma, l’alternativa è solo una “sharia”, cristiana o islamica o ebraica o di qualsivoglia altra religione. Più o meno soft, ma legittimata in via di principio.
Allora, forse la coerenza “francese” sul velo e i simboli religiosi esclusi dalle scuole e dai luoghi pubblici non costituiscono una forma di estremismo e oltranzismo laicista (o addirittura di fondamentalismo laicista, come è stato detto), ma un giustificato richiamo a non utilizzare l’identità religiosa in contrapposizione alla comune identità di cittadini.
La contestazione di una idea rigorosa e intransigente di laicità non viene però solo dagli ambienti clericali e delle destre religiose. Un multiculturalismo che si dichiara progressista sta esercitando analogo attacco. Ma l’atteggiamento multiculturalista, che giustifica pratiche e credenze lesive dell’eguale dignità degli individui in nome della “appartenenza” ad una tradizione, è davvero “progressista”? Parafrasando Marx, si potrebbe ribadire che “una cultura può essere libera, senza che siano liberi coloro che vi appartengono”. In nome della libertà di una cultura, si possono negare i diritti e le libertà dei singoli che a tale cultura “appartengono”. Quando un bambino viene educato in una madrassa o in un “ghetto” fondamentalista di Gerusalemme, o in una chiusura autoreferenziale famiglia-scuola cristiana, chi è libero? Il multiculturalismo, insomma, premia gerarchia e conformismo del gruppo rispetto al dissenso dell’individuo. L’appartenenza è l’opposto dell’autonomia e dello spirito critico.
Del resto, in occasione del film di van Gogh, delle “vignette sataniche”, e di altri casi di attività culturali o giornalistiche considerate “offensive” dai fedeli del Profeta (e casi analoghi non sono mancati in passato anche per opere ritenute “blasfeme” dalla Chiesa cattolica e altri ambienti cristiani) molte voci, anche “a sinistra”, hanno assunto un atteggiamento di comprensione per le culture “offese”, anziché ribadire la più radicale condanna di ogni tentativo di censura.
Anche in ambito strettamente culturale l’atteggiamento laico si è fatto sempre più debole, difensivo, perfino remissivo. Proclamare la superiorità cognitiva dell’ateismo è ormai bollato come residuo positivistico-ottocentesco. Sembra quasi che sia l’ateo a doversi discolpare sotto il profilo filosofico dall’accusa di dogmatismo! La razionalità non si riduce, ovviamente, ai soli asserti accertati dalle scienze sperimentali. Ma non può pretendere alla razionalità ciò che sia in contraddizione con tali asserti, e con quanto da essi può essere per via logica estrapolato. Né può pretendere l’etichetta di razionalità una qualsiasi ipotesi che cada sotto i colpi del “rasoio di Occam”, che sia cioè superflua come spiegazione di fenomeni già altrimenti spiegati. Ciascuno è libero di credere oltre e al di là e perfino contro ciò che è razionalmente accertabile (scienza + logica), ma non di pretendere che questa sua fede sia anche ragione.
Ma il tentativo, costantemente rinnovato dalle più diverse tendenze filosofiche, di “dimostrare” i propri valori come iscritti nei fatti scientifici o nella “natura” (in barba alla più grande conquista filosofica moderna, la cosiddetta “legge di Hume”, per cui un “ought” non può mai essere derivato da un “is”), apre la strada ad infiniti surrogati delle religoni tradizionali, anziché ad una laicità del pensiero compiutamente anti-metafisica. E dunque al riconoscimento che, padroni e signori della norma (che non esiste in natura), siamo assolutamente responsabili nei confronti dei valori che scegliamo.
Una riscossa politica e culturale di laicità coerente e intransigente non è allora necessaria (anche se non sufficiente: restano i cruciali i problemi materiali dei cittadini) per contrastare la crisi delle democrazie in cui viviamo? |
 |
 |
|
Some conclusions by the moderators
(0 replies)
Gloria Origgi, Nov 20, 2007 13:17 UT
|
|
Last remarks and further questions 
Paolo Flores D'Arcais
Nov 20, 2007 13:12 UT
Euthanasia is understood to mean assisting in the act of suicide terminally ill patient who demands explicitly, repeatedly, clearly and constantly to die. Assistance can consist in giving medications the patient can take on his or her own, or in administering substances to a patient unable to do so alone. In any case, the patient is the one to decide, want, and often implores. During the polemical discussions around euthanasia, however, high representatives of the Catholic Church keep on invoking the specter of Nazism. But Nazi “euthanasia” was homicide, pure and simple, of people (handicapped and others) who had no desire whatsoever to die. Isn’t there something profoundly indecent about the Catholics’ use to polemical ends of the confusion around the word “euthanasia”?
Today, thanks in part to the development of medical technologies, questions of bioethics are of increasing importance in public debates. The Catholic Church has taken an entirely intransigent position with regard to euthanasia (or “soft death”). Yet many of those who declare themselves in favor of euthanasia do so either in the light of the “liberal” principle of protecting the freedom of choice and rights of the individual, either out of “human pity”, all but alien to Christian tradition. Isn’t it a gesture of pity to be available to put an end to the atrocious and unbearable suffering of another person? Isn’t it out of pity that a soldier accepts to shoot his companion in a state of immeasurable pain from an incurable wound?
Has the position of the Catholic Church always been thus? Are there any testimonies of the great Church Fathers or of figures venerated as saints today who have adopted an entirely opposite position or even who were themselves involved in cases of “euthanasia”?
The Catholic Church bases its opposition to euthanasia on the claim that life is a gift of God, of which cannot dispose of freely. Isn’t this a clear contradiction? How can one talk of “gift” if its beneficiary is entirely constrained by the “will” of the donor?
At times it seems as if this defense “at all costs” of physical survival depends on an entirely clinical and materialistic conception of “life”, devoid of relational and spiritual dimensions. Cardinal Martini himself has declared: “It is important to recognize that the continuation of physical human life is not itself a primary and absolute principle. Above it stands that of human dignity, which in the view of Christian and other religions, involves access to the eternal life that God promises mankind.” (“Dialogo sulla vita” Card. Martini - Ignazio Marino, l’Espresso 21/4/2007). Isn’t it radically "antichristian” to defend life "to the end”, regardless of circumstance?
The Gospels tell of the miracles performed by Jesus, for the most part involving healing, the lifting of physical suffering and liberation from the body’s pains. Today’s Church seems instead to venerate pain: as if it were the best means of knowing the divine, of approaching transcendence. It speaks of the physical torture a terminal patient undergoes almost as a “purification”, of the patient’s gift to God. Here too: isn’t this radically opposed to the Gospels?
|
| |
|
0 replies to Last remarks and further questions:
|
|
Quelques remarques et observations en vrac
(0 replies)
Marcel Gauchet, Nov 13, 2007 15:52 UT
|
|
The rights of children
(1 reply)
Dan Sperber, Nov 6, 2007 17:51 UT
|
|
What do believers believe in?
(1 reply)
Fernando Savater, Nov 3, 2007 20:39 UT
|
|
Really a different issue?
(0 replies)
Roberta Monticelli, Oct 31, 2007 23:55 UT
|
|
Comments on the debate
(0 replies)
Paolo Flores D'Arcais, Oct 31, 2007 15:05 UT
|
|
Is religious freedom special?
(0 replies)
Dan Sperber, Oct 24, 2007 23:25 UT
|
|
The Party of Reason
(3 replies)
Thomas Nagel, Oct 21, 2007 10:10 UT
|
|
On secularism
(0 replies)
Fernando Savater, Oct 20, 2007 22:34 UT
|
|
God-talk and God-argument
(0 replies)
Avishai Margalit, Oct 20, 2007 2:21 UT
|
|
What religion?
(0 replies)
Roberta Monticelli, Oct 19, 2007 9:20 UT
|
|
Distinguer les questions
(0 replies)
Marcel Gauchet, Oct 17, 2007 16:32 UT
|
|
Secularism and the Power of Conversation
(0 replies)
Sam Harris, Oct 17, 2007 9:20 UT
|
|
But aren't we philosophers after all? Some new questions
(0 replies)
Roberta Monticelli, Oct 14, 2007 10:29 UT
|
|
A mandatory curriculum on religious education
(0 replies)
Daniel Dennett, Oct 13, 2007 10:25 UT
|
|
matters of fact
(0 replies)
Dan Sperber, Oct 12, 2007 18:38 UT
|
|
Religious Nonalignment
(0 replies)
Thomas Nagel, Oct 11, 2007 5:17 UT
|
|
|
Note: yellow triangles ( ) indicate new messages that have been posted since your last visit to the site.
|
|